Mobbing e maltrattamento familiare

Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” riporta l’attenzione sulla sentenza emanata dalla Cassazione penale n°53416/14 depositata il 22 dicembre, riguardante il Mobbing.
Per i giudici non conta il numero dei dipendenti in azienda , ma la qualità delle condotte persecutorie poste in essere dai capi o dal capo dell’azienda, ai fini della rilevanza penale del mobbing.
Secondo gli ermellini è possibile che vi sussista il reato di “maltrattamento in famiglia”, art. 572 c.p. anche in una piccola azienda con venticinque dipendenti; basta provare che in azienda vige un rapporto para-familiare e che il capo si comporta da padre-padrone, nei confronti dei sui dipendenti, mortificandoli gestendo i rapporti in modo autoritario.

I giudici dalla sesta sezione penale della Suprema Corte, hanno accolto il ricorso del procuratore generale presso la Corte d’appello contro l’assoluzione dei vertici aziendali, in quanto, tale provvedimento risulterebbe viziato per diversi profili: il primo riguarda l’esclusione della configurabilità del reato, decisa sul solo numero dei dipendenti; il secondo riguarda il rapporto fra l’azienda e la parte offesa che dura da lungo tempo, il terzo punto,riguarda l’atteggiamento dittatoriale del titolare che può azzerare ogni anzianità di servizio o mansione.
La decisione in merito a quanto accaduto, sarà presa dal giudice del rinvio.

By Redazione

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